Da quando è finita, o forse non è mai davvero finita,
l’epoca del Covid, sembra quasi impossibile rilassarsi. Ogni stagione porta con
sé il suo nuovo allarme, e ci siamo abituati a questo ciclo: un anno è la
zanzara del West Nile, il successivo un altro virus. Lo schema si ripete
puntuale, e noi? Siamo spettatori e protagonisti di un fenomeno che ci sta
cambiando profondamente.
La paura, se è troppa e costante, diventa come un rumore di
fondo che accompagna le nostre giornate. Abbiamo sviluppato una sensibilità
quasi eccessiva verso qualsiasi minaccia, tanto che basta leggere le parole
“virus” o “allerta” perché si accenda un campanello d’allarme dentro di noi. Di
fatto, stiamo vivendo una sorta di disordine collettivo nella percezione del
rischio: siamo sempre in allerta, anche quando forse non sarebbe necessario.
La maggior parte dei virus di cui parlano i telegiornali,
come il West Nile o il Monkeypox, non sono emergenze nuove. Nella maggior parte
dei casi, provocano sintomi lievi o addirittura nessun sintomo. Eppure, il tono
con cui vengono presentati cambia tutto: non ci viene detto che il virus
esiste, ma è raro e sotto controllo. Al contrario, sembra quasi che ogni
notizia debba generare preoccupazione, come se la paura fosse diventata un
prodotto da vendere.
Questa allerta sanitaria costante ci logora
psicologicamente. Il cervello, sottoposto per troppo tempo a segnali di
minaccia, può reagire in due modi: o ci chiudiamo in casa, temendo tutto e
tutti, sviluppando ansia o ipocondria, oppure arriviamo al punto di non credere
più a nulla, nemmeno alle informazioni davvero importanti. Entrambe sono
strategie di sopravvivenza, ma nessuna delle due è realmente sana.
La verità è che vivere comporta sempre dei rischi, ma si può
imparare a conviverci in modo lucido. I media, invece, spesso ci portano a
pensare che ogni estate possa essere l’ultima serena, ma non è così: non
viviamo in una emergenza continua. La prevenzione è fondamentale, certo, ma non
dobbiamo lasciarci travolgere dal panico.
Non significa chiudere gli occhi di fronte ai problemi, ma è
altrettanto essenziale proteggerci dal panico mediatico. Imparare a scegliere
quando e da chi informarci è oggi un vero atto di responsabilità. Filtrare,
insomma, è diventato indispensabile.
Dopo il Covid siamo tutti un po’ più fragili, e proprio per
questo oggi serve più che mai lucidità. Non ogni virus è una pandemia: dobbiamo
ricordarci di respirare, perché anche la calma, proprio come la paura, è
contagiosa. Forse la vera cura di cui abbiamo bisogno, oggi, è proprio questa.
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