Da quando è finita, o forse non è mai davvero finita, l’epoca del Covid, sembra quasi impossibile rilassarsi. Ogni stagione porta con sé il suo nuovo allarme, e ci siamo abituati a questo ciclo: un anno è la zanzara del West Nile, il successivo un altro virus. Lo schema si ripete puntuale, e noi? Siamo spettatori e protagonisti di un fenomeno che ci sta cambiando profondamente. La paura, se è troppa e costante, diventa come un rumore di fondo che accompagna le nostre giornate. Abbiamo sviluppato una sensibilità quasi eccessiva verso qualsiasi minaccia, tanto che basta leggere le parole “virus” o “allerta” perché si accenda un campanello d’allarme dentro di noi. Di fatto, stiamo vivendo una sorta di disordine collettivo nella percezione del rischio: siamo sempre in allerta, anche quando forse non sarebbe necessario. La maggior parte dei virus di cui parlano i telegiornali, come il West Nile o il Monkeypox, non sono emergenze nuove. Nella maggior parte dei casi, provocano sintomi lievi o...
Questo blog è uno spazio di narrazione e osservazione. Qui prendono forma riflessioni sul tempo presente, scrittura intima e voce pubblica. È il luogo in cui le parole diventano strumento di indagine, memoria condivisa e racconto dell’umano, nelle sue contraddizioni e nei suoi passaggi cruciali. Tra articoli e pensieri in divenire, il blog dialoga con il progetto Voci Ordinarie e con il mio lavoro di autore e podcaster, mantenendo al centro l’autenticità e il valore delle storie ordinarie.